
VIOLA ELISABETTA AQUINO
La ninfa del lungofiume
Matite colorate
33x48 cm
L’opera ritrae una ninfa dai capelli rossi, simbolo della vita, seduta su un ramo sopra un fiume notturno. La sua figura si fonde con lo spazio circostante e, nel punto di contatto con l’albero, la natura rinasce, suggerendo che lei sia una sorgente vitale in continuo rinnovamento. Il fiume, protagonista emotivo della scena, scorre placido sotto la luna, rappresentando il tempo e il fluire dell'esistenza. Mentre l'acqua si muove con regolarità rassicurante, la ninfa resta immobile in una contemplazione ipnotica, lasciandosi trasportare mentalmente dal ritmo della corrente. Più che un racconto, l'immagine esprime uno stato d'animo: un invito al raccoglimento e all'abbandono fiducioso verso il corso naturale delle cose, celebrando l'armonia profonda tra l'essere umano e l'universo.


GIUSEPPE BARILE
La mia mente
Grafica digitale
32x45 cm
L’opera è divisa in quattro parti ambientate nel fiume, ognuna delle quali mostra una parte diversa di me. Nella prima, la mia mente diventa un fiume in movimento, pieno di personaggi di film, anime e cartoni: sul fondo ci sono quelli dimenticati, più lontani e usurati, sull’acqua quelli che mi piacciono meno, sulla nave i miei preferiti e in cielo i più importanti. Nella seconda sequenza emerge la mia parte oscura, legata a passioni assorbenti che possono trascinarmi verso il fondo. Nella terza parte compare Ktulu, un pesce lanterna degli abissi: un personaggio inquietante ma allo stesso tempo divertente, un po' come credo di essere percepito dagli altri. Nella quarta e ultima, è raffigurata la mia sagoma che si specchia nell’acqua, il cui riflesso non corrisponde al mio corpo ma ritrae il personaggio di Sonic che io vedo come il mio alter ego.


ESTER BASILE
Il peso di un petalo
Acquerelli e pastelli su carta
33x48 cm
Nell’opera, l’Adda si fa specchio di una crisi dell’essere: il fluire dell’acqua incontra il silenzio dell’anoressia. La figura femminile, nuda e naufraga su uno scoglio, abita una magrezza che è manifesto del desiderio di sparire, una postura fetale per non essere urtata dal mondo. Lo scoglio è isolamento e prigione, un controllo immobile mentre la vita scorre. Tra la trasparenza dell’acquerello e la durezza del pastello, tonalità fredde avvolgono fiori appassiti, allegoria di una vitalità che si nega a se stessa e di un corpo che si inaridisce rifiutando il nutrimento. In questo trittico - il corpo che recede, il fiume che incalza, il fiore che svanisce -risuona il grido silenzioso di chi cerca la salvezza nel vuoto, guardando la vita dalla riva di un dolore non ancora attraversato.


CECILIA BRUNETTI
Ricordo d’Estate
Acquerelli e matite colorate su carta
33x48 cm
L'opera cattura un gruppo di ragazzi immersi nelle acque di un fiume, cristallizzati in un momento di gioco che profuma d'estate. Tra schizzi e risate, i giovani perdono la cognizione del tempo, sorpresi da un tramonto che incendia l'orizzonte e riscalda ogni colore, nell'istante sospeso prima che cali la sera. La scena è incorniciata da alberi che si riflettono nel fiume, mentre i raggi radenti filtrano tra le foglie, esasperando i contrasti e accendendo la composizione. Il tratto, semplice e immediato, conserva una resa realistica e la prevalenza dei toni caldi - gialli, arancioni e rossi - enfatizzano l’idea del ricordo.


GAIA CAPELLO
Come corrente
Acquerelli e collage su carta
29,7x42 cm
Il disegno ritrae una donna nuda in un fiume, immersa in una natura vibrante di fronde e fiori rosa. La sua nudità non è solo fisica, ma spirituale: rappresenta la spogliazione dalle preoccupazioni e dalle responsabilità quotidiane. In questo scenario, le foglie degli alberi simboleggiano l’inquietudine e l’ansia che solitamente ci assillano, ma che qui sembrano allontanarsi per lasciar spazio alla quiete. I fiori rosa, segni di rinascita primaverile, offrono una fuga serena dalla realtà frenetica. Il titolo suggerisce come i pensieri possano trascinarci via come una corrente, impedendoci di prenderci cura di noi stessi. L’opera invita a fermarsi, spogliarsi delle paure e ritrovare la propria vulnerabile, ma autentica, spensieratezza.


ISABELLA DRAGONI
Dragoni
Tecnica mista su carta
30x40 cm
L’opera raffigura una serie di dragoni acquatici che emergono e si dissolvono tra le correnti, ispirati ai miti dei mostri fluviali. Queste creature, sospese tra realtà e immaginazione, sembrano abitare profondità misteriose, manifestandosi in superficie solo per brevi istanti. Le loro forme sinuose si intrecciano con il movimento dell’acqua, evocando racconti ancestrali in cui i fiumi sono dimora di entità potenti. Lo stile fonde la trasparenza dell’acquerello, che richiama la natura mutevole dell’acqua, alla precisione dei pennarelli, che rende i dragoni incisivi e tangibili. La palette di azzurri, blu e viola crea un’atmosfera onirica, dove i dragoni diventano simboli delle forze nascoste della natura e dell’inconscio. È una visione in cui il fiume rappresenta il fluire del tempo e il mistero, unendo leggenda e realtà.


MARCO ESPOSITO
La mappa
Linoleografia
30x42 cm
L’opera narra la creazione del cosmo norreno attraverso il flusso degli undici fiumi primordiali. Dal ghiaccio del Nord e dal calore del Sud nasce Ymir, il gigante primigenio dal cui sacrificio Odino e i suoi fratelli plasmano l’universo. La tavola si legge dal basso verso l’alto come un ruscello narrativo continuo, ispirato allo stile di Bosch e Beato Angelico. Lo sfondo nero rappresenta l’abisso originario, trasformando la composizione in una mappa mitologica. Gli elementi sono stilizzati: montagne desolate, fiamme nere e un Ymir senza volto, raffigurato giovane per simboleggiare l’energia del "divenire". In cima domina l’Yggdrasill, l’albero cosmico che sostiene i mondi: dalla dimora degli dèi nella chioma fino al disco centrale che ospita l’umanità, in un unico ciclo vitale.


ALESSIA FACCINI
La scelta
Pastelli soffici su carta
30x40 cm
L’opera raffigura una maestosa cascata che alimenta un fiume tra le rocce, incorniciata da una natura selvaggia. Al centro, una minuscola figura umana precipita verticalmente, segnata da una scia arcobaleno che riprende i riflessi della luce sull'acqua. Il tema centrale è la scelta: la caduta rappresenta il momento in cui ci si espone a una situazione nuova, sentendosi fragili e smarriti. La dimensione ridotta del protagonista, rispetto all'imponenza del paesaggio, sottolinea la vulnerabilità e la perdita di controllo che ogni decisione comporta. Eppure, il gesto del lasciarsi cadere diventa un atto di accettazione: come l’acqua che si infrange per poi fluire nel fiume, così la figura accoglie il cambiamento. La scia colorata cristallizza l'intensità di questo istante, trasformando il timore della caduta in un movimento vitale.


NADIA GUZZONI
Il fiume del passato
Tecnica mista su carta
33x48 cm
In quest’opera, il fiume si personifica in un essere androgino la cui chioma fluente incarna lo scorrere incessante dell'acqua. Le mani reggono con delicatezza una barchetta di carta, custode fragile dei ricordi e del passato. L’opera vive del contrasto tra l’espressione calma, con gli occhi chiusi in un silenzio contemplativo, e il movimento dinamico dei capelli -corrente. Questo dualismo simboleggia l’equilibrio perfetto dell’elemento idrico: l’eterno paradosso dell’acqua sempre "nuova" che non si ferma mai e l’essenza immutabile del fiume che, nonostante il fluire, resta identico a se stesso. È una riflessione sulla continuità, dove la memoria viene cullata dal tempo che scorre, rappresentando la capacità del fiume di essere contemporaneamente mutamento e stabilità.


OMAR HANI ABDALLA ELRAGHI ELRAGHI
I funghi del fiume
Tecnica mista
50x70 cm
Vicino ai fiumi crescono piante, erba e anche funghi. I funghi aiutano la terra e le radici a stare bene. Nel progetto “Lungofiume” ho disegnato questi elementi con colori semplici, prendendo spunto da alcune illustrazioni di botanica. L’acqua, il fango e le foglie creano un ambiente umido dove tutto è collegato. I funghi trasformano quello che cade a terra e lo rendono utile per le piante. Così il fiume diventa un posto vivo. Con i miei disegni voglio far vedere questo legame tra acqua, piante e funghi, e far capire che è importante rispettare la natura.


SARA LOPREIATO
Vago nel Panta Rhei
Tecnica mista su carta
19x59,7 cm
Questo paesaggio visionario dissolve il confine tra realtà e astrazione in un formato verticale che guida lo sguardo in un’ascesa spirituale. Dalla zona inferiore, razionale e prospettica, il fiume sale mutando forme e colori fino a farsi cascata cromatica e colata istintiva. È il racconto della mia crescita: il viola, colore che mi domina, sfuma in toni mistici di blu e rosa. La chiave è l'iscrizione "Vago nel Panta Rhei", citazione di Caparezza e omaggio a Eraclito. Il fiume diventa il flusso perenne dell'esistenza in cui io, come viandante, mi lascio trasformare. Non è solo un elemento naturale, ma il simbolo di un’evoluzione continua dove il mio io accetta di perdersi per ritrovarsi, mutando momento dopo momento in un viaggio verso il senso più profondo dell'essere.


VALERIO POLI
Musica fluviale
Matite colorate su carta
29,7x42 cm
L’opera rappresenta un uomo che indossa un cappello mentre guarda il fiume che scorre, immerso in un inquadratura onirica e surreale. Sta suonando la chitarra seduto su un tronco, in uno stato di meditazione e riflessione. Si può dire che il protagonista dell’opera sia immerso in un sogno o che sia disconnesso dal resto del mondo, per prendersi un attimo per sé stesso, dove nessuno lo può disturbare. Lui e il tronco dove è seduto sono rappresentati in modo da confondersi con lo sfondo, per dare l’impressione di essere distanti e immersi dentro il paesaggio, mentre il fiume è dato da una sfumatura che diventa più tenue man mano che si allontana dall’uomo, per dare ancora una volta l’idea di qualcosa di immaginario.


GABRIELLA RINALDI
Oltre il cielo
Acquerelli e matite colorate su carta
33x48 cm
L’opera raffigura una donna in metamorfosi, avvolta dalle ali di un airone, a simboleggiare il passaggio tra il mondo reale e una dimensione spirituale. Il legame con il tema "Il lungofiume" è profondo: il fiume rappresenta il tempo che scorre e il mutamento incessante della vita, mentre l'airone, tipico del lodigiano, radica la scena nel territorio. Ispirato allo stile di Hayao Miyazaki, il lavoro evoca un’atmosfera magica e misteriosa. L’airone incarna un’eleganza ultraterrena; la donna rappresenta la trasformazione interiore e le sue ali il desiderio di superare i propri confini. Il titolo "Oltre il cielo" racchiude questa tensione verso il nuovo, dove l’elemento naturale del fiume e quello onirico dell’uccello si fondono in un viaggio di rinascita e scoperta personale


MELISSA RUGGERI
Versinken
Acquerelli e matite colorate su carta
33x48 cm
Il titolo “Versinken”, che significa “affondare” in tedesco, anticipa il messaggio dell’opera. Al centro c’è una ragazza con lividi evidenti, segni visibili di un dolore profondo e nascosto. Non è immersa nell’acqua, ma si trova a riva, mentre viene trascinata verso il fondo da una massa indefinita di mani, simbolo di forze invisibili e opprimenti che rappresentano tormenti interiori. Parzialmente nascosta da un cespuglio, la ragazza sprofonda in silenzio, isolata nella sua sofferenza. I colori freddi e la luna crescente creano un’atmosfera malinconica, evocando introspezione e trasformazione. “Versinken” invita a riconoscere il dolore nascosto dietro un’apparenza silenziosa.


SOFIA SILVA
L’incontro
Pennarelli, pantoni e matite colorate su carta
33x48 cm
L'opera mette in scena l'incontro silenzioso tra due mondi: una giovane donna distesa su una barca e una creatura marina che, incuriosita, emerge dal profondo per sfiorarla. Questo contatto simboleggia l'ignoto e la bellezza della scoperta. Attraverso la separazione tra superficie e abisso, invito l'osservatore a cambiare prospettiva: basterebbe uno sguardo verso il basso per scoprire una realtà totalmente diversa. Accanto a loro, un airone incarna la pazienza e la calma; come l’essere marino che attende senza agire d'impulso per non spaventare la ragazza, anche noi dobbiamo imparare ad aspettare il momento giusto. Non sappiamo se lei si accorgerà della creatura, ma il messaggio è chiaro: esplorare nuovi punti di vista è l'unico modo per comprendere davvero noi stessi e gli altri.


DANNA MELISSA TAIPE SAFLA
L’Io sommerso
Tecnica mista su carta
33x48 cm
L'opera si presenta come un’allegoria del fiume inteso come rappresentazione visiva del subconscio: la parte nascosta della mente che influenza pensieri, emozioni e comportamenti. La composizione è dominata da una palette di blu, azzurri e verdi, colori che evocano la profondità abissale e la fluidità dell'elemento acquatico. Attraverso una tecnica a tratteggio, le matite stratificano il colore creando vibrazioni che simulano il movimento incessante delle correnti interiori. Ai lati emergono due volti, custodi del sé più intimo, mentre la figura centrale tenta di uscire dal fiume, simboleggiando lo sforzo di proiettare la propria complessità sommersa in ciò che scegliamo di manifestare agli altri. Il contrasto tra la trasparenza dell'azzurro e la densità del verde sottolinea la soglia psicologica tra ciò che resta celato e ciò che finalmente affiora in superficie.


GIORGIA ZUCCOTTI
Rinascita
Pastelli soffici su carta
30x40 cm
L’elaborato raffigura una grande stella luminosa che brilla al centro di un abisso fluviale. La stella è una figura maschile stilizzata che si eleva verso l’alto, contrapposta a un fondale reso con uno stile più realistico. La risalita richiama la rinascita dell’uomo attraverso l’elemento primordiale dell’acqua: il corpo non affonda, ma risorge dai propri abissi, trovando vita nuova. Il contrasto tra la semplicità della figura e i dettagli del fondale sottolinea il passaggio da una condizione materiale a una spirituale. Il fiume non è una barriera, ma il luogo della trasformazione. La stella agisce come una guida, una luce che accompagna l'elevazione dell'essere.

